Storie di Ordinaria Burocrazia

Questa è una storia di ordinaria burocrazia italiana, una delle tante storie che si svolgono ogni giorno in Italia e ruotano attorno agli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Ammetto di essere ignorante in materia di tasse e fisco. Ho provato un sacco di volte a capire il funzionamento del sistema tributario italiano, ma non ci sono mai riuscito. Sono perfino andato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, ma purtroppo il burocratese è una lingua che non lo parlo.

Però stavolta non devo sbrigare chissà quale pratica, ma semplicemente chiudere un contratto di locazione.

Alle 9.00 sono nell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Faccio la fila al banco informazioni e chiedo all’impiegato cosa devo fare. Lui compila il facsimile di un modello F24 e mi dice di andarlo a pagare in banca o alla posta.
“Posso pagarlo con l’home banking?”, gli chiedo. Mi risponde che molte banche non permettono ancora di pagare questo modello via internet, perché quello che devo pagare non è il classico F24 ma l’F24 ELIDE.
Così salgo in macchina e torno di corsa a casa per cercare su internet il famigerato modello F24 ELIDE.

Modello F24 elide

Appena arrivo a casa faccio una ricerca su Google e trovo il modello proprio sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Lo scarico, lo stampo, ma prima di compilarlo mi fermo a riflettere.

Perché l’impiegato dell’Agenzia delle Entrate mi ha dato un modello con sopra l’enorme scritta facsimile, invece di stamparlo dal sito e farmelo compilare?
Avrei pagato volentieri l’Agenzia delle Entrate per un servizio del genere.
Meglio pagare 30 centesimi all’Agenzia delle Entrate per la stampa in bianco e nero di tre fogli, piuttosto che riprendere la macchina, tornare a casa, stamparli e compilarli secondo il facsimile che ha compilato l’impiegato all’Agenzia delle Entrate.

Dopo aver riempito il modulo, prendo di nuovo la macchina. Passo mezz’ora a cercare un parcheggio libero e alle 10.10 sono in banca.
Prendo il numero e faccio la fila anche qui, ma arrivato alla cassa l’impiegata mi dice che c’è un errore nella compilazione del modulo. Allora tiro fuori il facsimile e insieme ci mettiamo a controllare se ho sbagliato a copiare. Ma le cifre e i codici sono esattamente gli stessi, quindi mi consiglia di ritornare all’Agenzia delle Entrate.

Ed è proprio quello che faccio! Riprendo la macchina e torno all’Agenzia delle Entrate.

Mentre sono bloccato nel traffico mi metto a riflettere ancora.

Se fosse stato possibile pagare l’F24 direttamente all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, forse non avrei perso tutto questo tempo. Infatti, una volta che l’impiegato alla cassa si fosse accorto dell’errore, per risolverlo gli sarebbe bastato tuttalpiù rimandarmi dal collega dall’altra parte dello stesso ufficio.

Intanto scatta il semaforo verde, il traffico scorre e io arrivo di nuovo all’Agenzia delle Entrate. Stavolta salto la fila. Metto il modulo F24 con l’errore sotto il naso dell’impiegato al banco informazioni. Lui lo controlla. “C’è un numero in più!”, dice. Prende una penna nera e sbarra l’ultimo zero di un codice.

Tutti nella vita possono sbagliare a scrivere un numero o una lettera. Una svista può capitare a chiunque!
Ma quella svista stavolta è costata quasi due ore del mio tempo.

Quindi riprendo la macchina, riparcheggio, rientro in banca, riprendo il numeretto e mi rimetto in fila. Riesco a pagare il modello alle 12.10.

Poi torno all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Ma quando arrivo c’è il cambio turno, quindi il numero di sportelli aperti è la metà. Prendo il numero e mi siedo.
Mentre aspetto noto una signora allo sportello che sta provando a registrare un contratto, ma non ha comprato abbastanza marche da bollo. Gliene manca una!
“Mi dispiace, ma deve andare a prendere un’altra marca da bollo e poi tornare qui.”.
“Qui non le vendete?”, chiede la signora ingenuamente. “Purtroppo no.”.

Anche qui mi fermo a pensare.

Se l’Agenzia delle Entrate vendesse le marche da bollo direttamente nei suoi uffici, nel caso in cui qualcuno se ne fosse dimenticata una gli basterebbe pagare allo sportello invece di andare a comprarla chissà dove e rifare la fila.

Intanto passano le ore. Quando scatta il mio numero, mi alzo e cammino lungo l’ufficio guardando le facce affrante delle altre persone in fila. Mi avvicino allo sportello e consegno all’impiegata l’F24 ELIDE pagato. Lei stampa un foglio e me lo fa firmare. Poi me ne consegna un altro e mi saluta.

Alle 15.00 esco dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate e mi sento reduce da un’impresa eroica del calibro dell’Odissea.

Per chiudere un contratto di locazione (compilare un modulo, pagarlo, e mettere una firma) ho impiegato 6 ore.

tempi della burocrazia

Sei ore per sbrigare una pratica, come ad es. risolvere un contratto di locazione, sono sei ore sottratte a un’altra attività.
Lavorando come freelance posso gestire il mio tempo secondo i miei impegni, ma se fossi stato il dipendente di una società? Se avessi avuto uno di quei contratti a progetto dove non esistono giorni di ferie, il mio datore di lavoro mi avrebbe concesso una giornata di permesso per andare all’Agenzia delle Entrate? Credo proprio di no! Anzi, se avessi provato ad assentarmi dal lavoro forse mi avrebbe licenziato!

Questa è una delle tante storie che si ripetono ogni giorno negli uffici della burocrazia italiana.

La colpa non è degli impiegati e nemmeno del mancato aggiornamento tecnologico.
La colpa è della cultura burocratica italiana, che nel 2015 ancora non segue una logica razionale nell’organizzazione del lavoro nei propri uffici.

Se l’Italia vuole uscire dalla crisi deve snellire e razionalizzare la propria burocrazia, permettendo alle persone di avere più tempo per lavorare e produrre.

Perché nella vita c’è un tempo per vivere, un tempo per lavorare e un tempo per pagare le tasse.

Enrico Maria Tomassi

E' nato lo stesso anno di Full Metal Jacket.
Si occupa di comunicazione e marketing.
Ha pubblicato due libri e una poesia in un'antologia di poeti anarco-punk.
Crede fermamente nell'open source.
Scrive solo con penne blu. Nel tempo libero gli piace passeggiare nel verde o su spiagge deserte e ascoltare buone storie.

E' il fondatore di Nemico Lettore.

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