LA GUERRILLA DEL MOVIMENTO BIRRAIO ARTIGIANALE

La birra artigianale è un prodotto non pastorizzato e generalmente, ma non sempre, non filtrato.

(Wikipedia)

Il fenomeno della birra artigianale in Italia è scoppiato più o meno nel 2010, quando il numero di microbirrifici superò i 300. Da allora il trend è in continua crescita, e a oggi il numero dei birrifici artigianali italiani ha superato i 1000 da un pezzo. Per non parlare poi degli homebrewer (quelli che si fanno la birra in casa), microbirrerie, brewpub, beerfirm e affini!

Nel giro di pochi anni le birre artigianali sono riuscite a conquistare tutti o quasi.

Oggi potete trovarle tranquillamente non solo in quasi tutti i bar, pub e ristoranti, ma anche sugli scaffali dei supermercati.

Eppure fino nei primi anni 2000 la maggior parte di noi beveva solo birre come Peroni, Moretti, Heineken, Ceres o Carlsberg senza alcun problema. Cos’è cambiato?
Forse si è sviluppata una maggiore coscienza su ciò che si compra e beve. Ma fino a che punto?

L’Italia della birra ricorderà sicuramente il 2015 come l’anno delle birre crafty, pseudo-artigianali, o artigianali ma non troppo. Si tratta di quelle birre prodotte industrialmente che strizzano l’occhio al movimento artigianale, un tentativo delle grandi industrie della birra di cavalcare il successo crescente delle birre artigianali per togliere (o forse riprendere?!) bevitori ai birrifici artigianali.

Nascono così esperimenti come Le Regionali di Birra Moretti (gruppo Heineken), o i format dedicati allo streetfood artigianale di Birra Peroni (gruppo SABMiller) oppure la serie di birre con xLuppoli in etichetta del Birrificio Angelo Poretti (gruppo Carlsberg).

E mentre gli industriali travestono le loro birre con packaging in carta paglia e font che ricordano il periodo dell’Art & Craft, in questa vera e propria guerra della birra il movimento artigianale italiano si muove in stile guerrilla.
E proprio GUERRILLA 48 Luppoli è il nome della birra che secondo me nel 2015 ha meglio rappresentato la lotta dei birrifici artigianali italiani alle birre industriali. Ho avuto modo di provarla a Palestrina da BEER PEOPLE, uno dei 48 locali italiani che il 24 ottobre 2015 hanno aderito all’iniziativa #facciamoun48 di CR/AK, il birrificio artigianale indipendente della provincia di Padova che ha creato la 48 Luppoli.

Ma prima di parlare di questa birra, cerchiamo di capire meglio insieme cosa significa birra artigianale e cosa sono le birre crafty.

 

COSA SIGNIFICA BIRRA ARTIGIANALE

Credo che la definizione di birra artigianale sia tra le questioni più discusse degli ultimi anni.

Che la birra artigianale sia un prodotto non pastorizzato e generalmente non filtrato, non basta più.
C’è chi dice sia una questione di grandezza del birrificio, altri dei livelli di produzione, altri ancora di bontà della birra.

birre-artigianali

Di certo che una birra sia artigianale o meno non può dipendere dalla dimensione del birrificio e nemmeno dai livelli di produzione, altrimenti gran parte della birra artigianale in circolazione proveniente da Belgio o dagli Stati Uniti non potrebbe essere considerata tale.
Vi basti pensare che in Belgio un birrificio come l’abbazia di Westmalle produce 130.000 ettolitri di birra artigianale l’anno, o che negli Stati Uniti il birrificio Sierra Nevada produce 510.000 ettolitri l’anno di birra artigianale.

Anche la bontà della birra non basta a fare una birra artigianale.
Infatti esistono anche birre artigianali che escono male e sono meno buone di una birra industriale.

Per una definizione di birra artigianale non ci aiuta nemmeno la legislazione italiana, che non riconosce una categoria “artigianale” di birra.

Ma allora, cos’è che oltre alla non pastorizzazione e non filtrazione distingue una birra artigianale da una industriale?

Come vi ho già detto trovare una definizione di birra artigianale è una delle questioni più discusse degli ultimi anni. Ogni birraio, pubbista o appassionato di birra ha la sua versione.

Andrea Turco di Cronache di Birra in due bellissimi articoli del 2010 (Per una definizione di birra artigianale Parte PrimaParte Seconda), dopo aver illustrato tutti i possibili punti di vista al riguardo, scrive:

[…] una definizione di birra artigianale deve cercare di stabilire criteri molto elastici, tenendo in considerazione anche caratteristiche non direttamente misurabili. […]

 

Secondo le varie definizioni presentate su Cronache di Birra, una birra artigianale per essere tale deve essere prodotta da un birrificio piccolo (con una produzione non superiore a 2.000.000 ettolitri l’anno), indipendente (cioè non controllato da un’azienda di tipo industriale, come ad es. una multinazionale) e tradizionale (che segue modi e tecniche particolari usati da anni per produrre un tipo di birra).

Ciò che però contraddistingue davvero la birra artigianale, e mette d’accordo tutti, è la passione.

Quella passione per la cura del prodotto e del cliente che lo consuma che chi sceglie il modello industriale non ha di certo il tempo di seguire.

 

COSA SONO LE BIRRE CRAFTY

Con crafty beer, o birre pseudo-artigianali, si intendono quelle birre industriali che imitano lo stile artigianale.

Ciò che ha portato la rivoluzione della birra artigianale in Italia è sicuramente una maggiore cultura su quello che si sta bevendo.

Infatti, oltre a fornire maggiori informazioni sugli ingredienti impiegati, che potete trovare indicati su gran parte delle etichette di birra artigianale, il movimento artigianale italiano ha realizzato eventi, organizzato corsi e workshop, pubblicato libri e libri sulla birra, fatto ore e ore di formazione dietro una spina o davanti un bancone.

Invece l’unica forma di cultura che la birra industriale è riuscita a fare fino a poco tempo fa può essere riassunta nella dicitura:

Ingredienti: acqua, malto d’orzo, luppolo.

 

Come consumatori informati e intelligenti, molti moderni bevitori di birra hanno scelto di abbandonare le industriali per l’artigianale.
Sembra che molti birrifici industriali abbiano preso molto male questo abbandono, decidendo così di mettere sul mercato le crafty beer: birre dal packaging curato sulla falsariga di quello delle artigianali, con maggiori informazioni sugli ingredienti impiegati, spesso provenienti dal territorio (es. le Regionali di Birra Moretti), e sullo stile seguito, ma prodotte in quantità e secondo metodi industriali.

le-regionali-moretti

Le crafty beer, come le altre industriali, sono birre bevibili, altamente controllate e prive di quei difetti che si possono trovare in alcune birre artigianali. Ma tutta questa attenzione al controllo dei difetti distoglie da qualcosa di più importante: il gusto.

Per chi è abituato a bere birra artigianale e le ha provate, come me, le varie Regionali di Birra Moretti (gruppo Heineken) o le xLuppoli di Poretti (gruppo Carlsberg) non sono birre così speciali.
Hanno un gusto meno deciso e più sgraziato delle birre artigianali. E poi c’è quel mix di aromi naturali (quali? sull’etichetta non c’è scritto!) che danno alla birra quel sapore caramelloso che ricorda tanto bibite gassate come Coca Cola, Red Bull, ecc.

Dicendo che non mi piacciono le birre crafty non intendo demonizzare la birra industriale.
Ogni tanto mi piace bere una Moretti Baffo D’Oro con una pizza, oppure scolarmi una Heineken davanti a un bel tramonto. Ma sono cosciente di quello che sto bevendo: una birra semplice, senza troppe pretese, una birra industriale appunto.

Ma quando sto bevendo una crafty beer quello che mi aspetto di sentire in bocca è il gusto di una Ipa, di una Blanche, di una Porter o di qualsiasi altro stile indicato in etichetta. Quello che invece spesso mi ritrovo a bere è un insieme sbilanciato e confuso di sapori.

Questo perché per fare una birra artigianale non basta aggiungere qualche ingrediente particolare, come ad es. il luppolo americano summer cascade, o del territorio, come ad es. la mela renetta friulana.

Per fare una birra artigianale c’è bisogno di tempo, attenzione ai difetti, gusto nella scelta degli ingredienti e cura nell’accostamento dei sapori, in una parola: passione.

 

GUERRILLA 48 LUPPOLI

La Guerrilla 48 Luppoli di CR/AK è stata secondo me la birra che nel 2015 ha rappresentato meglio la lotta del movimento artigianale alle crafty beer dei birrifici industriali, non solo per il concetto ma anche per il marketing.

Il luppolo è sicuramente l’ingrediente simbolo della rivoluzione artigianale.

Infatti è proprio grazie al luppolo (e al fenomeno IPA) che molti in Italia si sono avvicinati alle birre artigianali.
Questo gli industriali lo sanno bene, ma Angelo Poretti è quello che l’ha capito meglio.

Nasce così la serie di xLuppoli del Birrificio Angelo Poretti (gruppo Carlsberg): 7 birre col luppolo disegnato in etichetta, ma con poche informazioni sugli ingredienti impiegati.
Infatti, partendo dalla storica 3 Luppoli, passando per la 4, la 5, la 6, la 7, la 8 e la 9, fino alla modernissima 10 Luppoli (definita Birra Champagne), ancora non è ben chiaro quali, quanti e il perché di tutti questi luppoli.

birra-poretti

Giocando proprio su tutta la confusione creata dagli industriali intorno al luppolo, CR/AK, piccolo birrificio artigianale indipendente della provincia di Padova, ha creato una birra con dentro ben 48 luppoli:

Citra, Pacific Jade, Equinox, Perle, Extra Styrian Dana, Sladek, First Gold, Ahtanum, Tettnanger, Ella, Pioneer, Motueka, Bravo, East Kent Golding, Pacific Gem, Nelson Sauvin, Saaz, Warrior, Sterling, Southern Cross, Target, Simcoe, New Zealand Cascade, Hallertau Mittelfrüh, Aurora, Mosaic. Palisade, Galaxy, Columbus, Summit, Aramis, Challenger, Topaz, Comet, Admiral, Polaris, Chinook, Mandarina Bavaria, Styrian Golding, Bramling Cross, Fuggle, Wakatu, Rakau, Dr. Rudi, Sorachi Ace, Strisselspalt, Cascade, Fusion

 

Usando tecniche pubblicitarie simili a quelle della grande industria della birra, per la descrizione della Guerrilla 48 Luppoli CR/AK preferisce puntare più su un copywriting accattivante che su una descrizione accurata della birra.

guerrilla-48-luppoli-descrizione

Guerrilla 48 Luppoli viene lanciata sul mercato in tiratura limitata come risposta del movimento birraio artigianale italiano all’attacco delle birre crafty, e il 24 ottobre 2015, intorno a questa curiosa birra, CR/AK organizza l’evento #facciamoun48: 48 cask di Guerrilla 48 Luppoli distribuiti in 48 diversi locali d’Italia, ognuno con un dry-hop diverso, da aprire tutti insieme e tutti alla stessa ora, con tanto di hashtag dedicato.

Quella sera, con ad altri curiosi, ero a Palestrina per provarla da BEER PEOPLE.

birra 48 luppoli

beer-people-palestrina

Una birra con 48 Luppoli desta sicuramente curiosità.
Infatti, quella sera da BEER PEOPLE non c’erano solo appassionati di birra artigianale ma anche tanti curiosi. Tutti se l’aspettavano amarissima, come nell’immaginario comune dovrebbe essere un’IPA con 48 Luppoli, e invece …

4luppolienrico-48-luppoli

La Guerrilla 48 Luppoli è stata una birra totalmente inaspettata!

CR/AK ha sviluppato un’iIPA anomala, per niente amara, con 5,8 gradi ed equilibratissima!
Talmente equilibrata che nessuno dei 48 luppoli riesce a prevalere sull’altro.

Più che una birra, potrebbe definirsi una birretta artigianale, che sicuramente non verrà ricordata per il suo gusto particolare.

Ciò che invece è certo è che con Guerrilla 48 Luppoli e l’operazione #facciamoun48 CR/AK ha dimostrato come anche un piccolo birrificio artigianale italiano, sfruttando strategie pubblicitarie simili a quelle delle grandi industrie della birra, anche se in dimensioni ridotte, può trasformare una birra artigianale, anzi una birretta artigianale, in qualcosa capace di coinvolgere centinaia e centinaia di persone in tutta Italia.

Imitando le birre industriali che imitano le artigianali, CR/AK cura qualcosa che nel mondo birraio artigianale italiano viene spesso dimenticato: la comunicazione.

L’evento #facciamoun48, compresa la concezione stessa della Guerrilla 48 Luppoli, rappresentano un’operazione di CR/AK per comunicare qualcosa alle grandi della birra:

Non serve che una birra abbia un sapore particolare per finire sulla bocca di tutti.

Allo stesso modo degli industriali, con una buona idea, un po’ d’ironia, coraggio, creatività e un pizzico di marketing, anche un birrificio artigianale indipendente è in grado di far parlare di sé.

Enrico Maria Tomassi

E' nato lo stesso anno di Full Metal Jacket.
Si occupa di comunicazione e marketing.
Ha pubblicato due libri e una poesia in un'antologia di poeti anarco-punk.
Crede fermamente nell'open source.
Scrive solo con penne blu. Nel tempo libero gli piace passeggiare nel verde o su spiagge deserte e ascoltare buone storie.

E' il fondatore di Nemico Lettore.

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