La Città dei Babbuini [POESIA]

I cartelli stradali carbonizzati da qualche stupido Cristo mi riportavano sempre verso casa. Giorno dopo giorno la macchina color cavalletta imboccava la strada come una siringa: precisa, strisciante e senza nome.
Il mondo sembrava sparire nella fuliggine nascosta tra i capelli di nevrotiche casalinghe anestetizzate da Soap Opera e superstar da Internet osannate da stupidi tossici dell’etere.
Era l’epoca di Andy Warhol.
La peggiore delle epoche mai vissute.

Regolarmente sentivo accapponarmi la pelle e lasciavo scivolare le ruote della macchina al di là di quel lungo corridoio bianco che mi separava da analgesici feretri viventi ridacchianti su vespe d’epoca pronti ad immortalare la propria gemente caduta.

Arrembaggi cibernetici, vite da Trasmissione Continua, lo scrigno di Corpi Cancellati che si perde nell’aria e si auto-inietta nelle vene degradate di innocui passanti.

Un arcipelago di luce rosea al di sopra di quella fogna che era divenuta la città. La città dei babbuini.

Marco Polani

Si occupa di Telepatia in forma primordiale.
Ha scritto una raccolta di poesie “Shhchiuma” e pubblicato un album di musica elettronica “Unghie come lame”.
Crede nelle dipendenze e ne dipende da tutte.
Nel tempo libero cerca nuove dipendenze.

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